Giuseppe Emanuele Ventimiglia

Giuseppe Emanuele III Ventimiglia principe di Belmonte nacque a Palermo, l'8 luglio 1716, da Vincenzo Ventimiglia e da Maria Anna Statella.
Nel 1725, alla morte del padre, ereditò anche i feudi dello zio paterno Gaetano, morto senza eredi; divenendo quindi: Principe di Belmonte, Conte di Collesano, di S. Eufemia, Conte di Parma, Barone di Gratteri, Lascari e di S. Stefano di Bivona, signore degli stati e terre delle Rosselle, del Mezzagno, S. Biagio, Suro, Purace, Carbone, Chianetti, Pinato, Bappadi, Magagirafì, Amizzo, Contuberno, Finocchiara, Misita, Noro, Castagna, Donna, Margiamuto, Norazzio, Prato, Fontanelli, Bosco, Canneti, S. Pietro, marine del Pileto e della Bomana ecc.
Il 17 settembre 1736 viene nominato capitano di giustizia della città di Palermo, questo costituirà il primo passo verso incarichi più impegnativi nelle magistrature siciliane. Infatti, nel maggio del 1744 viene nominato "pretore" e messo così a capo dell'amministrazione palermitana.
Il giovane patrizio si rivelò alacre ed attivo: ancor prima di entrare in possesso del suo ufficio segnalava al viceré gli inconvenienti e disservizi notati nei diversi rami della pubblica amministrazione. Egli denunciava ritardi nell'organizzazione degli approvvigionamenti di carne, incuria nell'accantonamento delle scorte di grano, destinazione di entrate pubbliche a scopi diversi da quelli per cui erano state introitate, ritardi nella stesura dei contratti di concessione delle gabelle. In ultimo notava che una parte delle somme esistenti nel fondo di riserva, creato dal Senato per sopperire ad eventuali minori introiti, era stata prelevata e destinata, senza che sussistessero le condizioni di emergenza previste, ad altri scopi.
Carlo III
A questa chiara visione delle necessità della cosa pubblica rispondeva in Giuseppe Emanuele la capacità di assumere pronte iniziative. Lo dimostrano i provvedimenti di difesa militare da lui adottati, ad esempio quando, in seguito ad una pressante richiesta vicereale,  prevenì  l'attacco d'una squadra navale inglese,  grazie ad un sollecito intervento in Senato.
La carica di "pretore" lo mise, tra l'altro, a capo della Suprema generale deputazione di Salute pubblica che aveva il compito di organizzare e coordinare tutti i servizi sanitari dell'isola. Egli svolse le funzioni di quest'ufficio in un momento particolarmente delicato, mentre ancora imperversava in Messina e nella zona circostante l'epidemia colerica esplosa l'anno prima; sua prima preoccupazione fu, pertanto, riorganizzare i servizi della Deputazione e dare disposizioni perché un rigoroso isolamento venisse assicurato alla zona infetta col rafforzamento dei cordoni di truppa esistenti intorno ad essa.
Nel maggio del 1745 il Principe concluse questa esperienza di pubblico amministratore e, possiamo dire, positivamente, tanto è vero che a distanza di pochi anni, nel maggio del 1748, venne di nuovo chiamato allo stesso incarico.
Nel 1750 e nel 1758 fu deputato del Regno, nel 1751 venne chiamato dal viceré a far parte della Deputazione dei proietti, nominata per organizzare in tutta l'isola servizi idonei a proteggere l'infanzia abbandonata.
Nel 1752 Giuseppe Emanuele Ventimiglia chiese ed ottenne, da re Carlo III, la “licentia populandi" per il feudo di Belmonte, nascerà così Belmonte Mezzagno.
Ferdinando IV 
Nel 1757 venne nominato, per la seconda volta, capitano di giustizia. La validità dell'opera da lui svolta trovò riconoscimento anche presso la corte napoletana: nel 1759 Carlo III di Borbone, nel lasciare il Regno – per prendere la Corona spagnola – gli concedeva il cordone di S. Gennaro e lo nominava gentiluomo di camera del suo giovane successore, Ferdinando IV. Iniziava così il cursus honorum del Principe presso la corte borbonica: l'anno seguente il consiglio di reggenza lo inviava a Venezia come ambasciatore straordinario per comunicare ufficialmente al governo della Repubblica l'avvento di Ferdinando IV al trono delle due Sicilie.
Egli, che era giunto a Venezia nel giugno del 1760, vi si trattenne fino al gennaio del 1761, data del suo ritorno a Napoli, ove prese a risiedere per svolgervi le sue mansioni di gentiluomo di camera del sovrano. Nel giugno 1767 venne nominato maggiordomo maggiore della regina, due anni dopo maggiordomo maggiore del re e nel settembre 1771, da Carlo III, grande di Spagna di prima classe.
Giuseppe Emanuele Ventimiglia morì il 2 marzo 1777, a San Giorgio a Cremano, presso Napoli.

Fonte: enciclopedia Treccani http://www.treccani.it





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