sabato 17 agosto 2019

Feudi

 Nei giorni che anticipavano il Ferragosto ed anche nello stesso, ho avuto modo di girare tra le campagne di Marineo, Corleone, Piana e Santa Cristina, terre che i nostri nonni conoscevano bene dato che, o per cercare buoni pascoli per le greggi o per mietere o per tanti altri lavori legati all'agricoltura, avevano sempre modo di bazzicarle. Tutti loro sapevano i nomi di ogni contrada e di ogni singolo appezzamento di terreno che loro chiamavano "feudo", naturalmente era un errore chiamarli così perché il feudo è un fondo di cui gli agricoltori detenevano il possesso non la proprietà che rimaneva al proprietario, all'inizio un re o un vescovo successivamente un esponente della sempre crescente classe borghese. Invece questi appezzamenti venivano coltivati dai rispettivi proprietari.

Adesso faremo un breve viaggio tra i nomi, spesso curiosi, di tali "feudi", partiremo da sopra il lago di Piana viaggiando verso Ficuzza e ritorno. 
Malanoce, Sant'Agata, Rossella, Incaria, Costa Mammana, Lomonte, Lupo, Ficuzza, Rocca Busambra, Bifarera - dove vi è la polveriera dell'Esercito Italiano - Tagliavia, L'aquila, Cannavata, Duccotto, Ducco e Guadalame.
Su queste terre i nostri nonni avevano e hanno ancora tanto da raccontare..

sabato 27 luglio 2019

Totò Schillaci


Carissimi, oggi vi propongo un'intervista che mi è stata concessa dall'eroe delle notti magiche di Italia '90: il campione siciliano Totò Schillaci.



A che età hai cominciato a giocare a calcio? Quando hai capito che avresti dedicato la tua vita a questo sport?

Ho cominciato a giocare a 11 anni nella squadra AMAT di Palermo e da subito ho capito che al calcio avrei dedicato tutta la mia vita.

Quando hai esordito in serie A?

Ho esordito nel 1989 con la Juventus allenata da Dino Zoff.

Qual'è stato il momento più bello e quello più cupo del tuo mondiale del '90?

Il momento più bello per me è stato quello della convocazione: un sogno che si avverava. Il momento più cupo per tutti è stata quella notte al San Paolo di Napoli, l'eliminazione nella partita contro l'Argentina è stata tremenda.

 Corrisponde a realtà il fatto che il mister Vicini (C.T. a Italia '90) ti diceva: "Totò, entra e segna!..."?

Verissimo: quando il risultato era bloccato mi ordinava questo. Il più delle volte riuscivo ad accontentarlo.

Hai avuto tantissimi allenatori, da chi hai imparato di più?

Senza dubbio da Franco Scoglio che per me è stato come un padre.

Da tempo segui il calcio giovanile attraverso il centro sportivo Ribolla, per questo ti chiedo: qual'è lo stato di salute del movimento in Sicilia? Che consiglio ti senti di dare ai ragazzi che sognano di diventare calciatori professionisti?

Io noto che il calcio giovanile sta vivendo un momento di grande espansione ma, altresì, mi rammarico perché spesso giovani talentuosi non riescano a sfondare per mancanza d'impegno; vedi Stefano, il calcio non è soltanto gioco ma anche disciplina, impegno e sacrificio. Quindi il consiglio che voglio dare ai giovani e quello di vedere il calcio non soltanto come gioco, quindi dedicarsi ad esso con impegno e costanza.

Da ex giocatore della Juventus ti chiedo: che ne pensi del nuovo mister Sarri e della squadra di quest'anno?

Penso che Maurizio Sarri sia un grande tecnico e che otterrà ottimi risultati anche perché la squadra si sta muovendo molto bene sul mercato.


Ringrazio Totò Schillaci per l'immensa disponibilità.





venerdì 14 giugno 2019

Maria Carmelina Leone

Maria Carmelina nacque a Palermo l'11 luglio 1923, ma la sua fama di santità arrivò prima, infatti, il giorno prima della sua nascita, sua madre, mentre parlava con la sorella Anna, senti una voce che diceva: "Domani nascerà una bambina prescelta da Dio".
Sin dalla più tenera età Maria Carmelina mostrò una profonda fede ed un'innata predisposizione per le cose celesti. Profuse le sue doti nell'insegnamento catechistico presso Casa Professa e nel ricamo. Tutto ciò fino all'avvento della malattia, nel 1938, infatti, gli viene diagnosticata una tubercolosi biapicale dovuta ud una polmonite che poi degenererà in pleurite essudativa.
Nella sofferenza la giovane mostra tutte le sue eroiche virtù offrendo la malattia a Dio e mostrandosi serena e generosa. A dimostrazione di questo basti citare l'incontro che ebbe con Umberto di Savoia: il principe, in visita all'ospedale, si soffermò nel letto di Maria Carmelina e, dopo averle augurato rapida guarigione, gli regalò 100 lire; ebbene nessuno riuscì a dissuadere la giovane dall'intenzione di dividere la somma con le compagne di stanza.
Anche nell'apprestarsi della morte la giovane dimostrò le sue virtù celesti: nel settembre 1940, a otto giorni dal suo passaggio al cielo, annunciò la data della sua morte, il primo giorno d'ottobre. Così fu...
Poco dopo la sua morte, cominciò a circolare voce del suo primo miracolo: Un carabiniere, Pasquale Guerrino, che l’aveva chiesta in sposa, si trovò in una nave affondata in mare aperto. Da quella sciagura si salvò ventiquattrore dopo perché invocai il suo aiuto”, raccontò Guerrino.
Seppellita prima al cimitero dei Rotoli e poi a quello dei Cappuccini. In tutta Palermo, e non solo, innumerevoli miracoli sono attribuiti a lei, morta a diciassette anni dalla voce popolare già considerata una "piccola santa". Il processo canonico di beatificazione è iniziato con quello cognizionale il 29 Gennaio 1982 in sede Diocesana e si è concluso nella monumentale Chiesa di Casa Professa l'11 Luglio 1986. Appena ultimato, i resti mortali della Serva di Dio sono stati traslati nella Chiesa Parrocchiale di S. Caterina da Siena, Maria Carmelina Leone è stata dichiarata "Venerabile" da Giovanni Paolo II

lunedì 27 maggio 2019

Cappella delle Tre Croci

Carissimi, è arrivato il turno di approfondire la storia della cappella delle Tre Croci: altra piccola perla incastonata nel patrimonio culturale e religioso di Belmonte Mezzagno.

Tutto nacque dalla devozione e dalla fede di Pietro Chinnici: egli, infatti, ebbe nel 1912 - stessi anni in cui furono sistemate le cappelle su pizzo Belmonte - l'idea di costruire una piccola cappella nel sito; ultimo segno belmontese nell'antica "scala" per Palermo.
La cappella fin da subito entrò nel cuore dei Belmontesi, infatti, oltre alle cure di Pietro Chinnici e della sua famiglia, tutti i belmontesi mostravano segni di profonda devozione ad essa: Rosari, Sante Messe, lumini ed ex voto non mancavano mai.
Col tempo la cappella cominciò a mostrare segni degli anni che passavano. Questo - unito ad una profonda devozione cresciuta dal conforto ricevuto dalle preghiere davanti ad essa, riuscendo con la preghiera a vincere lo sconforto della perdita della madre e di due figli - spinse il cugino Crescentino Spera (permettetemi di dire, l'eroico cugino "Tinuzzu) nel 1974 a restaurarla. Da allora ogni anno, anche grazie alla sua spinte, nel mese di maggio viene celebrata una messa nel sagrato della cappella.

lunedì 1 aprile 2019

Emigrazione a Belmonte

Cari amici, è maturo il tempo di occuparci dei belmontesi che tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento decisero di lasciare il loro paese, per cercare fortuna fuori dall'Italia.
I motivi che li spinsero a partire sono da ricercare nella crisi economica che segui l'unificazione d'Italia del 1861, tale crisi nacque da un notevole aumento demografico. Questo portò ad una serie di insurrezioni popolari dovute anche all'incomprensione e l'indifferenza della nuova classe dirigente, per la nuova popolazione da loro amministrata, l'aumento delle tasse e dei prezzi di beni di prima necessità; l'aggravarsi della questione demaniale, dovuta all'opportunismo dei ricchi proprietari terrieri. Le cause del malcontento vanno ricercate proprio nella disperazione della maggior parte della popolazione delusa nelle sue decennali attese di giustizia.
Le condizioni che hanno favorito l’emigrazione siciliana, dipendono principalmente da uno squilibrio tra ammontare della popolazione, scarsa disponibilità di risorse produttive e condizioni di vita precarie.
Per analizzare il fenomeno migratorio siciliano, occorre tener conto di più fattori.
In primo luogo, bisogna tenere in considerazione le diverse condizioni, non solo economiche ma anche culturali esistenti nelle diverse zone di partenza. In secondo luogo bisogna prestare attenzione ai limiti normativi dell’epoca.

Nei paesi fondati sul latifondo, privi di una classe di piccoli proprietari, e in cui i contadini erano costretti a subire ogni tipo di maltrattamento da parte dei gabellotti, l’emigrazione inizia molto presto, già nella seconda metà dell’Ottocento. Qui gli uomini vendono tutto quello che possiedono per affidarsi ad un destino incerto che, in ogni caso, non poteva mai essere peggiore di ciò che si lasciavano dietro.
Nelle zone in cui esisteva la piccola e media proprietà, la situazione è certamente diversa. Il migrante non vendeva le proprie proprietà, ma le affidava alla moglie o ai parenti più vicini.  Egli, infatti, intendeva ritornare per investire le proprie fortune nel paese di origine allargando le proprie proprietà o entrando a far parte del ceto di piccoli proprietari. 
Entrando nel dettaglio dell'emigrazione belmontese il periodo preso in esame va dal 1892, anno in cui i primi migranti lasciarono il paese, al 1924. Il numero totale di belmontesi che migrarono in quegli anni è di 897; può sembrare un numero esiguo ma non lo è, perché la popolazione belmontese in quel periodo si aggirava intorno alle 4500 unità, quindi la cifra rappresenta quasi il 20% della popolazione.
I luoghi di destinazione principale furono: New York, con 401 unità; Pennsylvania, con 358 unità; più distanziate le altre mete, Missouri; Illinois; Ohio; Kansas; Louisiana; Michigan e New Jersey.
Riguardo al genere, il 69% furono gli uomini, quasi il 50% di questi erano manovali il restante contadini; e il 31% donne, l'80% di esse casalinghe. Quindi furono le persone più umili a lasciare il paese, la maggior parte di essi fecero fortuna nel nuovo mondo.
Dobbiamo essere fieri dei nostri emigranti perché dovunque andarono si fecero valere come grandi lavoratori portando alto il nome di Belmonte Mezzagno nel mondo.

venerdì 8 marzo 2019

Sicilia Corsara

La Sicilia nella sua millenaria storia non poteva certo farsi mancare un periodo in cui corsari, pirati e bucanieri padroneggiavano nei suoi mari.

Nel gennaio 1806, in seguito alla seconda occupazione del Regno di Napoli da parte delle truppe francesi, nel secondo caso guidate da Gioacchino Murat, re Ferdinando sposto la residenza reale a Palermo fino al 1815; quando in seguito al Congresso di Vienna e quindi con la Restaurazione, poté tornare a Napoli.
Ebbene, durante questa, per lui, diaspora venne proclamato il blocco navale francese: nessuna nave, né civile, né commerciale, né militare poteva solcare i nostri mari; anzi per le navi che violavano tale divieto, era lecito il saccheggio delle medesime da parte delle navi siciliane. Ciò porto all'ufficializzazione di una vere e propria Sicilia Corsara.
(Piccola chiosa: il corsaro ruba e saccheggia con il consenso o spesso il sostegno dei governanti, il pirata ruba per sé stesso e non si fa comandare da nessuno.)
Quanto detto, portò ad un movimento di navi nate a questo scopo mai visto prima. Venne addirittura istituito un Tribunale, il Tribunale delle prede, destinato a decidere sulle diatribe che potevano sorgere tra corsari: valutare se la nave saccheggiata fosse francese o meno, se l'arrembaggio e il saccheggio erano stati effettuati secondo le regole etc...
Allo sbarco al porto, i beni rubati venivano stimati e sul valore del totale veniva applicata una tassa statale del 10%.

Pochi sanno che anche il bisnonno del premio Nobel Luigi Pirandello, Andrea - da alcuni biografi considerato il nonno, ma di questo parleremo un'altra volta - accumulò una grande fortuna economica facendo vita corsara.

Tutto questo terminò quando il Re fece ritorno nel 1815 a Napoli, infatti, solo dopo venne abolito il blocco navale verso la Francia.

mercoledì 27 febbraio 2019

Mastro di Campo

Carissimi, credo che il modo migliore per festeggiare il Carnevale sia partecipare ad un carnevale storico. Molteplici in Sicilia e in tutta Italia tali eventi: la Sartiglia di Oristano; il ballo dei Mamuthones a Mamoiada e poi forse il più importante, il Carnevale di Venezia.

Tornando alla Sicilia, uno dei più belli è sicuramente il Mastro di Campo di Mezzojuso. Tale rappresentazione nasce da una storia vera:
tutto si svolse la notte 12 gennaio 1412, quella notte, infatti, Bernardo Cabrera, conte di Modica, col suo manipolo di soldati, irruppe a palazzo Steri per costringere la nobile Bianca di Navarra ad accettare la sua proposta di matrimonio. Il Mastro di Campo nasce dalla leggenda secondo la quale lui liberò Bianca, contraria alla proposta del conte, e fuggi con lei; lasciando che Bernardo Cabrera venisse fatto prigioniero dalle guardie di palazzo.

Da tutto ciò, nacque il Mastro di Campo di Mezzojuso: grottesca rappresentazione che si svolge l'ultima domenica di Carnevale; quest'anno il 3 marzo alle ore 14 e 30.
Quel giorno, il corteo reale arriva nella piazza del paese e si sistema in un palco di legno che funge da castello. Fatto ciò, arriva il Mastro di Campo seguito da una serie di fantasiosi personaggi: il Tamburinaru; l'Ambasciatore; Garibaldi e i garibaldini; il Capitano il Barone etc...
La piazza trasformatasi in un campo di battaglia, vedrà il successo del Mastro di Campo che conquisterà il castello e la regina.

 Potete pregustare lo spettacolo nel seguente video di Salvatore Machi.


Feudi

  Nei giorni che anticipavano il Ferragosto ed anche nello stesso, ho avuto modo di girare tra le campagne di Marineo, Corleone, Piana e ...