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Il compleanno.

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Oggi 11 Giugno 2021 Stefano compie 35 anni. Avete letto bene: compie, non compirebbe. La sua vita arde dentro i nostri cuori, cammina con le nostre gambe, è viva nelle nostre menti.  Stefano è con noi.  Per questo compleanno speciale io e la mia famiglia vogliamo regalare alla memoria di Stefano un piccolo omaggio, un libricino ricordo che racchiude le testimonianze di voi tutti che lo avete sempre seguito ed alcune sue riflessioni. Un piccolo gesto per ricordare un grande uomo che mai sarà dimenticato.  Benedetto. Il libricino è consultabile e scaricabile in formato e-book cliccando sul link sottostante. https://drive.google.com/file/d/1cPYD5gQxqdchx_s4atPTKn-dk4uUgIc7/view?usp=sharing

L'omu cani

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A Mazara del Vallo intorno al 1940 arrivò uno strano barbone silenzioso, l'uomo indossava sempre strani berretti e strati di abiti uno sull’altro e portava sempre con sé contenitori, buste e sacchetti pieni non si sa di cosa. Si appoggiava ad un bastone munito di uno spillo all'estremità inferiore con il quale raccoglieva mozziconi con cui confezionava sigarette che poi fumava (l'unico  lusso  che si permetteva). Non chiedeva mai l’elemosina: al contrario, rifiutava con fare scorbutico qualunque offerta gli venisse fatta. Dormiva all'aperto e mangiava da terra, a causa questi strani comportamenti presto la gente gli affibbiò il monignolo di"omu cani". Se poi qualcuno provava a porgli delle domande,  si allontanava scontroso senza degnare di uno sguardo il curioso passante. Dopo qualche tempo fra i mazaresi, che nel frattempo si erano abituati a quella figura schiva e silenziosa, cominciò a circolare la voce che Tommaso Lipari, così si faceva chiamare, fosse st

Dialoghi interiori

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  - Carissima, ricordi quando ci siamo incontrati? - Certo che me lo ricordo: quando ci siamo incontrati tu cominciavi a camminare sulle punte dei piedi e ogni tanto cascavi giù per terra... - Sì, allora le maestre d'asilo si accorsero che non camminavo come gli altri bambini; i miei, ad onor del vero, si accorsero già da prima che qualcosa non andava ma anche rassicurati da mio padrino, il compianto dottore Sparacio, che diceva, forse soltanto per rassicurarli, che avevo soltanto i piedi piatti come suo figlio, lì per lì non diedero tanto peso a quelle frequenti cadute... - Anche io mi ricordo, anche secondo me il dottore Sparacio aveva capito... comunque poi a San Giovanni Rotondo arrivò la conferma che ero arrivata... - Quella volta che mi rovinasti la gita... - Lo so, mi è dispiaciuto tanto darti quel malore ma avevo capito che era il momento adatto, e così è stato; quella corsa verso "Casa Sollievo Della Sofferenza" era l'unico modo che avevo per farmi riconoscer

Belmontesità

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  Opera sulla storia e cultura belmontese. Video di presentazione: L'opera è scaricabile dal link: https://drive.google.com/file/d/14nkHP039QHmkYlVh2aZ_7A51xA3VwCJ-/view?usp=sharing

Adelasia del Vasto, la regina madre del regno

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Adelasia del Vasto (preferisco la forma lombarda e più dif- fusa in Sicilia del nome all’araldico e germanico Adelaide), nipote del “potente marchese d’Italia” Bonifacio del Monferrato, di stirpe aleramica sposò Ruggero d’Altavilla, il “Gran Conte”, conquistatore della Sicilia, nel 1089: Ruggero era già cinquantenne ed al terzo matrimonio, Adelasia molto giovane, poco più che quindicenne. Goffredo Malaterra, il narratore delle gesta di Ruggero, descrive la sposa come una giovinetta di aspetto gradevole, honestae faciei: niente di più. Ben diversamente aveva parlato della bellezza della prima moglie di Ruggero, Giuditta di Évreux, dell’impazienza con cui era atte- sa dallo sposo, e della lunga luna di miele seguita alle nozze. Sembrerebbe dunque che Adelasia non fosse particolarmente affascinante. Ruggero aveva già un decina di figli, tra cui due maschi: ma i figli, per chi si accinge a fondare una dinastia, non sono mai abbastanza. Morti infatti i due maschi, l’annuncio di una gravidan

Antonino di Ventimiglia C. R., Vicario apostolico del Borneo

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Carissimi amici, oggi parleremo del fratello di Francesco Ventimiglia Rossell nonno di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, trattasi di don Antonino Ventimiglia chierico regolare dei padri Teatini, egli svolse il suo sacerdozio missionario nel Borneo presso Banjarmasin e lì probabilmente subì il martirio (nelle foto le tappe del suo lungo viaggio). Don Antonino Ventimiglia nacque da Lorenzo Ventimiglia, conte di Prades e Collesano Maria Filangeri e Beccadelli,a Palermo nel 1642. Fin dalla più tenera eta, Antonino mostrò subito la sua indole contemplativa e spirituale. Ad undici anni, nel 1653, entrò come novizio nella canonica di San Giuseppe di Palermo dei padri teatini, qui nel 1659 professò, con solenne rito, i voti di chierico regolare. Sin dai primi tempi del suo stato religioso Antonino concepì l'idea di predicare il Vangelo nelle Indie Orientali: ne fece voto particolare, osteggiato dai familiari. Nel 1668 Antonino fu a Roma, dove i Teatini avevano la casa generalizia nella chiesa

Antonio Ventimiglia conte di Collesano

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  Oggi voglio parlarvi di un antenato del principe Giuseppe Emanuele Ventimiglia vissuto a cavallo tra il 14° e il 15° secolo, trattasi di Antonio Ventimiglia conte di Collesano e barone di Gratteri. Antonio Ventimiglia nacque, sesto di otto figli, da Francesco II ed Elisabetta di Lauria nella seconda metà del Trecento. Fattosi uomo, si fidanzò con Alvira Moncada figlia di Matteo e Allegranza Abbate. Il matrimonio fu celebrato per procura nel 1380 a Cagliari, dove il fratello Guglielmo Raimondo barone di Augusta l'aveva condotta con sua madre. Dopo di ciò, Artale Alagona conquistò Augusta costringendo i Moncada a fuggire in Catalogna, questo impedì ad Alvira di raggiungere la Sicilia; per colpa di questo Antonio finì per sposare Margherita Peralta figlia di Guglielmo conte di Caltabellotta e vicario del Regno di Sicilia. Dal loro matrimonio nacquero due figli: Francesco e Giovanni. A fine 1396, morta la moglie Margherita Peralta, il Conte risposerà Alvira Moncada che non si era pi